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“Il concepito nel volto di Gesù”. Intervista al presidente Advm don Maurizio Gagliardini

L’Associazione Difendere la Vita con Maria, per una pastorale che accompagna.

Intervista al nostro presidente don Maurizio Gagliardini.

Quali le tematiche
da affrontare a 25 anni
dall’Evangelium Vitae?
“In questi anni si è profuso un grande impegno di tutti quelli che hanno voluto promuovere una difesa del concepito rispetto alla grande violazione della vita avvenuta con l’introduzione dell’ordinamento giuridico dell’Unione Sovietica nel 1920 dell’aborto procurato e depenalizzato.
Questa prassi si è riversata in quasi in tutti gli stati del mondo, eccetto qualche isola incontaminata.
Si è promosso il diritto della donna di interrompere la gravidanza, uccidendo il bambino che porta nel grembo. Ma la vita umana è sacra e inviolabile, soprattutto la vita innocente che non può difendersi. Questo contesto culturale e sociale San Giovanni Paolo II lo ha definito una cultura di morte e ha elevato forte la voce per una nuova civiltà della vita. Si è così avviata una grande difesa della vita a partire dallo statuto scientifico per dire cosa è l’embrione umano, a quello giuridico per sancirne i diritti e a quello teologico:
«La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza Battesimo» (Commissione Teologica Internazionale 2007).
E’ necessario ed urgente, dunque, conoscere e approfondire le fonti del Magistero per esprimere in concetti eloquenti il significato profondo della vita umana fin dal suo concepimento, per sempre, per l’eternità”.
Uno dei motivi che spingono una donna all’aborto
è la pressione mediatica
e culturale.
In che modo questa pressione incide su questo tipo di scelta?
“È il risultato di una mentalità efficientista e di una vita pensata a livello di parametri di successo umano che peraltro sono anche molto precari e hanno un mira corta. Spesso l’interruzione della gravidanza avviene per motivi estremamente banali.
Ma nella mia esperienza c’è soprattutto la realtà di donne che si trovano di fronte ad una gravidanza non pensata, non desiderata e si trovano ad affrontare una maternità non voluta.
Allora nasce il grande problema!
Spesso le difficoltà sono di carattere sociale, familiare, professionale o molto spesso di carattere economico. Allora è necessario che ci sia una persona amica, un conoscente o delle istituzioni, come le associazioni, che avvicinandosi a queste persone possano dire una parola vera, concreta e che facciano sentire la propria vicinanza, la propria sensibilità per accompagnarle: l’angelo della vita come disse l’indimenticabile cardinale Elio Sgreccia.
Questo cambia tutto.
Una donna diviene felice di crescere il proprio bambino e di poterlo vedere, riconoscendo nel suo volto i suoi lineamenti o quelli del papà. Il grande appello di San Giovanni Paolo II è stato proprio questo.
Fare in modo che ogni concepito possa nascere. Se nella propria famiglia è accolto dall’affetto, benissimo.
Ma, nel caso in cui le tribolazioni o le difficoltà della società non lo permettano, il bambino dovrà essere accolto dalla comunità o dalla Chiesa.
Di che ordine di numeri stiamo parlando?
Pensiamo ai 50 milioni di bambini soppressi nel grembo ogni anno. Ma le cifre grandi sono difficili da immaginare.
È più facile pensare ai 300/400 bambini soppressi in Italia ogni giorno senza calcolare l’aborto farmaceutico. Fino a poco fa in Europa i numeri ci davano soppresso un bambino ogni 11 secondi.
È un dato impressionante ed è una ecatombe negata come ricordò il cardinale Angelo Bagnasco (Avvenire 23 marzo 2010).
Tutti insieme dobbiamo fermare questa deriva.
Quale la risposta dell’Associazione?
L’opera dell’Associazione difendere la Vita con Maria, ad oggi, ha portato alla sepoltura 250mila bambini non nati attraverso le convenzioni stipulate con la sanità e i servizi cimiteriali e comunali.
E’ certo un numero impressionante ma ancora minimale. Ha però aperto un percorso amministrativo e una prassi pastorale che ora possono essere estese a tutti coloro che volessero esprimere ai bambini non nati l’onore e la pietà.
Di chi le responsabilità?
Non vogliamo puntare il dito contro le donne. Anzi, se c’è una categoria che ha qualche attenuante è proprio la mamma che spesso si trova sola.
Ma non hanno attenuanti le istituzioni, che siano quelle dell’educazione, della sanità, del diritto e anche della pastorale. Ogni bambino deve poter nascere.
Ecco la genialità di Papa Francesco. Tutto quello che era scritto nell’Evangelium Vitae lui l’ha riassunto in una frase semplicissima: nel concepito il volto di Gesù. Proprio Papa Francesco ci ha dato questa spinta potente”.
Anche i cristiani tendono a banalizzare l’aborto. Cosa dobbiamo fare in quanto cristiani
per preservare, difendere e promuovere la vita?

“Riflettere, documentarsi. Conoscere il Magistero della Chiesa Cattolica. Operare concordi in una Pastorale della Vita con le parole e i gesti efficaci dalla preghiera alla solidarietà e alla testimonianza”.