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Riflessioni su Evangelium
Vitae
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Prof.ssa Marisa Orecchia Baretto Loreto 21 novembre 2003 Una figura risplende nellenciclica Evangelium Vitae, quella di Maria, che il Papa invoca in una splendida preghiera.
Ma se è solo alla conclusione che il Papa ci indica Maria, noi ne percepiamo la presenza discreta, ma ferma, imprescindibile, materna, lungo tutto lo snodarsi dellenciclica. Se infatti è vero che lEvangelium vitae è un inno alla vita, se è vero che la Vita è Cristo, che è venuto a portarci la vita, e a portarcela in abbondanza, è per mezzo di Maria che questo è accaduto e si è realizzato. Maria. Porta del Cielo, porta attraverso la quale il Cielo si è spalancato per riversarsi su di noi. Porta attraverso la quale è più agevole per noi giungere al cielo.
Quante infinite modalità avrebbe potuto immaginare lamore di Dio, per la nostra redenzione! Invece ha scelto lincarnazione, ha scelto di abitare per nove mesi lutero di una donna, di essere, come ciascuno di noi, zigote, morula, blastocisti, embrione, feto. Come lultimo degli uomini, come ciascuno di noi. Per entrare nella storia delluomo, per dare lavvio allopera di restaurazione dellumanità, ferita dalla colpa di Adamo, Dio sceglie il corpo di una donna, Dio si china sulla femminilità di una donna, fino al punto di aspettare la maturazione di un ovocita di donna, quellovocita che, nel grembo purissimo di Maria, allirrompere dello Spirito Santo, al sì della Vergine, darà lavvio allincarnazione, metterà in moto la storia della nostra salvezza. Darà lavvio al corpo di Cristo. Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Allora ho detto: ecco, io vengo o Dio, per fare la tua volontà . Il corpo di Cristo, intessuto nel grembo di una donna come quello di ogni uomo. Davvero la nostra carne deve essere preziosa agli occhi di Dio, se è stata santificata in questo modo! E questa scelta, la scelta di essere concepito e nascere come ciascuno di noi , non è stata scelta contingente, ma, come dice Dante, in quellaltissimo brano di poesia che è la preghiera di San Bernardo, Maria è il termine fisso deterno consiglio . Nel piano di Dio, formulato dalleternità cè Lei, che portando nel grembo il figlio di Dio, diventerà larca della nuova alleanza. Il Grembo di una donna larca della nuova alleanza!
E straordinario e certamente non casuale che questa grande preghiera per la vita che si viene organizzando e va prendendo forma in questi giorni per raccogliere linvito che il Papa ci rivolge nellEvangelium Vitae, abbia il suo battesimo qui a Loreto, nella Basilica della Santa Casa. E straordinario che il luogo che è stato teatro del sì della Vergine , che ne ha visto lo sbalordimento, lo stupore, al saluto di Gabriele, e poi ladesione libera e incondizionato alla volontà di Dio, sia il luogo nel quale tutti noi siamo stati convocati per la grande preghiera per la vita. Il luogo che ha visto il concepimento di Gesù, dà lavvio alla grande preghiera per la vita dei concepiti.
Affinchè non vengano più, come succede oggi, eliminati nel grembo materno. 50 milioni allanno. 400 al giorno solo in Italia. Senza contare tutti quelli che sfuggono ad ogni calcolo, ad ogni statistica. Senza contare tutti quelli prodotti in laboratorio per le inumane pratiche di fecondazione extracorporea, che muoiono in grandissimo numero. Preghiamo Maria per i concepiti, per i nascituri. Questa bellissima parola, nascituri, come ebbe a dire una volta il cardinale Lopez Trujllo a un convegno dei centri di Aiuto alla vita, che solo la lingua italiana ha ereditato dal latino. Nascituri, coloro che sono destinati a nascere. Preghiamo Maria perché avvenga proprio così, che siano destinati a nascere. Concepiti per la vita, non per la morte.
Maria è veramente madre di Dio, la Theotokos, nella cui maternità è esaltata al sommo grado la vocazione alla maternità inscritta da Dio in ogni donna (102) scrive Giovanni Paolo II che nellenciclica rivolge un richiamo forte alle donne perché sappiano esprimere il vero genio femminile soprattutto nelle relazioni umane autentiche che si aprono allaccoglienza dellaltro. Non rincorrendo modelli maschilisti, non omologandosi alle ideologie individualiste e libertarie la donna realizza se stessa, ma testimoniando il senso dellamore autentico nel dono di sé. Nellaccoglienza e nellaccettazione dellaltro, in modo particolarissimo, del figlio concepito.
E per quelle che il figlio non lhanno voluto accogliere il Papa ha parole di consolazione e di conforto. Sa, il Papa, che spesso la scelta daborto è stata una scelta sofferta cui moti hanno contribuito. Conosce il Papa, i condizionamenti di una società pilatesca che si lava le mani dei tuoi problemi è ti indica la via che sembra più facile, quella meno impegnativa per tutti. Apritevi con umiltà al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono (99). Ritroverete, con il sacramento della Riconciliazione, anche il vostro bambino Che ora vive nel Signore aggiunge il Papa. Quei bimbi non sono perduti. Di essi vedremo il volto. Anche per loro cè la visione Beatifica di Dio. Cristo, la Vita, ha già vinto la lotta che il male, Satana, potenza personale e malefica, assieme a tutte le forze del male che operano nella Storia, ha scatenato contro la vita delluomo. Nella Nuova Gerusalemme, verso cui tende la storia degli uomini, non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate conclude il Papa con le parole di Apocalisse.
22 novembre 2003 Un compito ci affida Giovanni Paolo II, nellenciclica Evangelium Vitae: annunciare la vita, annunciare il vangelo della vita. Quello dellannuncio è un imperativo che attraversa tutta lenciclica, che viene dal Papa riproposto fortemente più volte con le splendide parole dellincipit della prima lettera si san Giovanni: Ciò che era fin dal principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il verbo della vita . Noi lo annunciamo anche a voi perché siate in comunione con noi. Gesù, il verbo della vita, è il vangelo della vita, lunico vangelo. E luomo, luomo che è polvere, erba, vanità, luomo che non conta nulla, una volta che è adottato da Dio come figlio, diventa familiare di Dio continua il Papa, citando San Gregorio di Nissa. La vita umana, dono di Dio, frutto e segno del suo amore, è proclamazione dello straordinario rapporto di Gesù con ciascun uomo, che consente di riconoscere in ogni volto umano, il volto di Cristo. (N.80). Questo lannuncio che non dobbiamo stancarci di gridare, opportune ed importune. Dal momento dellincarnazione, da quel lontano sì pronunciato da una vergine della Galilea nella sua casa di Nazareth, in questa casa, ogni uomo porta riflesso sul suo volto il volto del Salvatore. La vita delluomo, di ciascun uomo, possiede una incommensurabile grandezza, un immenso valore: viene da Dio, da Dio è destinata alla gioia eterna e alla visione di Dio. La carne dei figli delluomo, la nostra carne è carne benedetta, perché, come recita linno il creatore del mondo ha indossato un corpo di schiavo, per liberare la carne con la carne e salvare ciò che aveva creato Questo dobbiamo annunciare con ogni mezzo, con ogni energia, in ogni occasione, perché, come afferma più volte il Papa, sempre nella stessa enciclica, ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il male e il bene, la morte e la vita, la cultura della morte e la cultura della vita. E poco oltre, E certamente enorme la sproporzione che esiste tra i mezzi , numerosi e potenti, di cui sono dotate le forze operanti a sostegno della cultura della morte, e quelli di cui dispongono i promotori di una cultura della vita e dellamore (n.100). E innegabile che il disprezzo per la vita umana ha raggiunto livelli inimmaginabili Ci troviamo, non solo di fronte, ma in mezzo a tale conflitto, tutti siamo coinvolti e partecipi Nessuno può chiamarsi fuori: tutti, ciascuno di noi deve fare la sua parte, là dove il Signore lha posto a vivere e ad operare. Con i mezzi di cui siamo dotati, anche con poveri mezzi. Conosco centri di Aiuto alla Vita che operano in povertà, spesso nella censura, perché la battaglia per la vita è battaglia controcorrente, ma non rinunciano ad operare, a dire una parola che salva. Se è vero allora che la gloria di Dio risplende sul volto delluomo, se è vero allora che sul volto delluomo rifulge il volto del Signore Gesù, è altrettanto vero che oggi, nel mondo, luomo spesso non è riconosciuto e accolto, così come è accaduto al Signore Gesù . La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non lhanno accolta Il mondo non lo riconobbe: Venne fra la sua gente, ma i suoi non lhanno accolto recita il prologo del vangelo di Giovanni. Allo stesso modo del signore Gesù, oggi tanti uomini non sono accolti perché non sono più riconosciuti come uomini, sono privati dello statuto di persona, soprattutto al sorgere della vita. Così Gesù è il paradigma delluomo calpestato, dellinnocente ucciso Dallinizio del lungo cammino delluomo sulla terra, dal primo delitto di Caino, la storia dellumanità è una lunga scia di sangue, una lunga catena di male e di ingiustizie. Ma il nostro tempo, segnato dalla cultura della morte, non si contenta di infierire sul più debole, come da sempre. Il nostro tempo, per un diabolico inganno, ha trasformato il delitto in diritto, chiama il delitto conquista di civiltà. Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, grida il Papa con le parole del profeta Isaia (n.58).
Quanti bambini, rifiutati, uccisi nel grembo materno in nome di un inesistente diritto di scelta, di autodeterminazione, di libertà. Quanti bambini eliminati nel grembo materno, perché non perfetti, malati, in nome di un dovere da compiere verso di loro, verso la società che non può portare il carico di tutti! Oggi il cucciolo delluomo, lembrione delluomo è privato dello statuto di figlio. Figlio è categoria alla quale tutti noi apparteniamo. Tutti siamo figli. Anche in questo somiglianti a Gesù, Dio, figlio di Dio, che ha voluto chiamarsi figlio dellUomo. Oggi lembrione figlio è privo di diritti. Privo del diritto di chiamarsi figlio. Pre- embrione, masserella di cellule, materiale genetico , parole usate per oscurare la verità. Figlio, è figlio, sia quando è, indesiderato, dentro il grembo di una madre, sia quando, prodotto come un oggetto, è dentro il gelo di una provetta. E figlio. Quale capovolgimento di valori, quale mutazione del sentire, del pensare, ha fatto sì che oggi un cucciolo di foca, di panda, valga molto di più del cucciolo delluomo? Cè una legge in Parlamento, già votata da una delle due Camere, che tutela maggiormente gli animali! Perché oggi molti non sanno più riconoscere nel concepito che ancora non ha volto, il povero tra i poveri, come lo chiamava la Beata Teresa di Calcutta, che ai poveri ha dedicato tutta se stessa? Sta scritto nella prefazione allultimo libro del grande genetista Padre Serra, intitolato Luomo- embrione Il nostro tempo è un grande Pilato che dice alla storia dellumanità Ecce Homo, indicando lembrione schernito, coronato dalle spine della superficialità, avvolto dal mantello dellipocrisia, che riceve gli sputi della noncuranza e viene flagellato dai cultori della tecnologia che curando uccide, crocifisso dallindifferenza umana. Quanta similitudine tra la storia della Passione e la Passione dellembrione! Anche la splendida preghiera che S. E. Mons. Comastri ha scritto in occasione di questa grande preghiera per la vita evoca la crocefissione: abbiamo sentito ieri sera come anche la musica segni in quel punto una drammatica caduta. Di fronte a questa situazione la nostra forza sta solo nella testimonianza vissuta di quotidiana accoglienza alla vita e nella preghiera a Dio, creatore e amante della vita.
23 Novembre 2003 - LORETO
NellEvangelium Vitae Giovanni Paolo II consegna a tutti i credenti il mandato di testimoniare il Vangelo della vita nelle più diverse occasioni, ciascuno nel proprio specifico, con lannuncio, la celebrazione, il servizio. Ma è, per il Papa una listituzione che ha, per sua natura, il compito esaltante di annunciare, celebrare e servire la vita: la famiglia. Per essa, chiesa domestica, nellenciclica ci sono parole molto belle e impegnative che le sono di sprone nellesercizio della sua missione. Qui, nella Basilica della Santa Casa, la casa dellAnnunciazione, non si può non andare con il pensiero a quellaltra casa, sempre di Nazareth, e a quella famiglia, alla sacra famiglia. E ad essa che dobbiamo guardare con occhi di fiduciosa speranza, per avere il coraggio e la forza di annunciare, celebrare, servire la vita, sempre, nelle nostre famiglie e fuori, anche in contesti che non sempre sembrano favorevoli e disponibili. Annunciare, celebrare, servire la vita, nella quotidianità a volte faticosa e grigia, nella quale spesso smarriamo il senso di quanto facciamo, che ci appare così solo una ininterrotta serie di preoccupazioni e di affanni. Guardiamo alla Sacra famiglia, andando oltre liconografia ufficiale un po edulcorata delle immagini canoniche, che non sempre ci aiuta a coglierne la realtà viva, nelle dinamiche autentiche. Corriamo il rischio di pensare la Sacra Famiglia come una situazione fittizia, solo esteriore, con un padre, Giuseppe, che padre in effetti non è, messo lì, accanto alla Madre e al bambino, solo per sanare, agli occhi del mondo una situazione che sarebbe apparsa altrimenti irregolare, con tutte le conseguenze del caso. Padre putativo, ci hanno abituato a chiamare Giuseppe, e questo titolo un po lo impoverisce e ne offusca il compito e la missione. Invece quale ricchezza possiamo cogliere meditando sulla sacra famiglia!
Come allinizio della storia della Creazione incontriamo una coppia, Adamo ed Eva, così, alle soglie della Redenzione incontriamo ancora una coppia: Maria e Giuseppe. Il rinnovamento dellumanità ferita dalla colpa della prima coppia, comincia proprio dalla coppia, icona dellamore trinitario di Dio: due Persone attraversate senza fine dallAmore. Allinizio della Redenzione, Dio va ad abitare in mezzo a una coppia. Lo splendore dellIncarnazione è tale che ci abbaglia e corriamo il rischio di non coglierne tutti gli aspetti, di non vederli tutti adeguatamente illuminati. Gesù inizia la sua opera di redenzione delluomo, con anni e anni di vita quotidiana dentro una famiglia, a fianco, in mezzo ad una coppia di sposi. Quei trentanni di vita di Gesù passati nel privato, prima di iniziare la sua missione pubblica, quegli anni che non fanno storia, se non per pochi e brevissimi cenni, non sono evidentemente anni senza senso, senza scopo, solo di attesa. Sono anni sui quali forse non abbiamo ancora meditato a sufficienza, sui quali forse non abbiamo spinto uno sguardo sufficientemente contemplativo. Ma sono anni che Gesù ha trascorso con quei due genitori, , quei due sposi, operando, già solo con la sua presenza salvifica, per approfondire ed affinare il loro amore. La mancanza dellunione sessuale che ha preservato al verginità di Maria e che ha contribuito a forgiare la santità di Giuseppe nel fiducioso abbandono alla volontà di Dio - il quale, sì, gli ha tolto la gioia dellunione sessuale, ma quanto in cambio gli ha dato! non rifletteremo mai abbastanza su quanto ha avuto Giuseppe, pensate, trascorrere la vita, giorno per giorno, anno per anno con quelle due persone, Gesù, e Maria!, che cosa deve essere mai stato! - la mancanza dellunione sessuale non deve oscurare lunione sponsale, lunione coniugale per la quale quei due sposi sono stati uniti da vero vincolo di amore, di tenerezza, di accoglienza reciproca, di ascolto, di rispetto, di attenzione del cuore. Vero dono luno per laltro. Abbiamo sentito ieri, dalla splendida relazione di Mons. Comastri, le parole della Beata Teresa di Calcutta sulla purezza. Solo chi è puro si appartiene e può donarsi. Questi due puri, questi due vergini, sono stati luno per laltro il dono più grande. Una vera famiglia. Avrebbe potuto la presenza di Gesù, di Dio, avallare una situazione fittizia, non vera, solo apparente? Furono veri sposi, così come veri genitori. Allo stesso modo, come Maria fu vera madre di Gesù, così Giuseppe, con lesclusione ovviamente dellatto generativo, fu padre di Gesù nella sua vicenda umana, colui che, dopo avergli dato una genealogia, ed una genealogia davidica, secondo le scritture, lo scampò dai sicari di Erode con la fuga in Egitto, colui che lo preservò dai pericoli nellesilio, che lo crebbe, che nutrì il suo corpo e la sua mente con i suoi insegnamenti di padre. Che gli insegnò un mestiere.
Quella frase di Maria, al termine della ricerca affannosa durata tre giorni e conclusasi con il ritrovamento di Gesù fra i Dottori del tempio, Figlio, perché ci hai fatto questo? Tuo padre ed io angosciati ti cercavamo Non sono molte le frasi che Maria dice, nel racconto dei vangeli, oltre al Magnificat, unincontenibile esplosione di gioia e ringraziamento. Maria parla poco, ma ciò che dice è sempre denso di significato. Figlio, tuo padre ed io questa frase ci restituisce tutto il senso profondo dellesser famiglia di quella famiglia. Una vera famiglia, fatta di autentiche relazione sponsali, genitoriali, filiali. Morì, Giuseppe, circondato dalla sposa e dal figlio. Ovviamente i Vangeli non ci dicono né quando né come, ma siamo sicuri che, attorno al suo letto cerano loro. Anche su questo momento fermiamo di rado lo sguardo della contemplazione. La morte di Giuseppe ha avuto senza dubbio, la corona delle lacrime del Figlio. Le lacrime di Gesù, Lui, che piange per la morte dellamico Lazzaro, senza dubbio ha pianto, quando Giuseppe se nè andato. Ne ha patito la perdita, come ogni altro figlio. E le lacrime di Maria. Certamente lo strazio provato da Maria ai piedi della Croce è il colmo dello strazio. E tanto e tale da farci dimenticare che a Maria non sono mancate le prove e le pene, che nulla le è stato risparmiato. Neppure la vedovanza, la perdita di quella persona cara, che per lei doveva essere Giuseppe. Una vera famiglia, la famiglia di Nazareth. E a quella famiglia che oggi dobbiamo guardare per affidarle le nostre famiglie, tutte le famiglie. La preghiera per la vita è preghiera della famiglia, per la famiglia. Perché sia veramente la culla della vita, il luogo dellamore, dellaccoglienza, del dono reciproco e del reciproco riconoscimento. Il luogo della gratuità. Perché non sia tentate di cedere alle ideologie di questo tempo che cercano di ridurla a luogo di scambio di servizi, che funziona solo finchè funzionano i servizi o finchè mi piace e non trovo di meglio.
Perché sia il luogo dove la vita viene accolta, anche quando si annuncia inaspettata. Laborto oggi, soprattutto nel nostro paese è tristemente un aborto familiare, che si decide in famiglia. E la famiglia che uccide i suoi figli. Preghiamo perché gli sposi ritrovino il coraggio della fecondità. Preghiamo perché la famiglia sia sempre il luogo dove trovi accoglienza che è stanco, vecchio, invalido, improduttivo, disabile, malato terminale. Preghiamo perché la famiglia sia il luogo dove ciascuno è rispettato come persona, anche quando sembra divenire un peso inutile. Preghiamo perché le famiglie sappiano rifiutare quelli che vengono proposti come i trionfi della scienza e della tecnologia e non siano tentate, pur nel comprensibile desiderio di un figlio e nel dolore per la sterilità, non siano tentate di fabbricare la vita. Dono di Dio sono i figli, non prodotti da fabbricare in provetta, a spese di stragi indicibili.
Preghiamo perché le famiglie, in particolare le giovani famiglie, che si sono appena formate, che si formeranno, siano consapevoli, come dice Giovanni Paolo II, nellEvangelium Vitae, della loro missione di custodire, rivelare, comunicare lamore.- |