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Servire il Vangelo della Vita

OMELIA di Mons. Renato Corti, Vescovo di Novara
In preparazione alla Giornata per la Vita
Omegna, 24 gennaio 2004


La celebrazione eucaristica che stiamo compiendo diventa un momento nel quale fare comunione con il Signore della vita. Ciò avviene facendo nostre le sue parole e diventando una cosa sola con lui mentre riceviamo nell’Eucaristia, lui stesso sotto i segni sacramentali. La comunione della mente e del cuore con Gesù ci conduce ad affrontare tutta la vicenda umana con i sentimenti di Cristo. La “Giornata per la Vita” mette in primo piano uno dei compiti fondamentali dei discepoli di Gesù. Lo esprimo con le parole di Giovanni Paolo II nella sua Esortazione Apostolica “Ecclesia in Europa”: “Servire il Vangelo della vita” (cfr nn. 95-96).

Situazioni problematiche

Vi trovo una sottolineatura che si connette apertamente con il titolo del Messaggio dei Vescovi italiani: “Senza figli non c’è futuro”. Scrive infatti Giovanni Paolo II: “Il calo delle nascite è sintomo di un rapporto non sereno con il proprio futuro; è chiara manifestazione di una mancanza di speranza; è segno di quella ‘cultura di morte’ che attraversa l’odierna società” (n. 95).

La mancanza di serenità può avere, nei singoli casi, cause diverse da considerare con rispetto e senza precipitazione nel giudicare le persone. E tuttavia, in termini generali sono molto rilevanti le cause del calo demografico indicate dal Papa. E’ importante soprattutto scorgere le radici culturali del fenomeno.

Nelle parole del Papa trovo anche un aperto riferimento a comportamenti che diventano per lui motivo di tristezza: la “diffusione dell’aborto”; gli “interventi sugli embrioni umani che, pur mirando a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l’uccisione”; l’ ”uso scorretto o di tecniche diagnostiche pre-natali, a servizio di una mentalità eugenetica, che accetta l’aborto selettivo”; la “tendenza a ritenere che possa essere permesso porre fine consapevolmente alla propria vita o a quella di un altro essere umano”.

Sulla questione dell’aborto il problema rimane aperto, nella sua drammaticità, anche sul nostro territorio, e non possiamo tacerlo. Occorre prestare anche una particolare attenzione a due problemi in parte nuovi, e che non sono da sottovalutare: quello che investe gli interventi sull’embrione e quello che si collega con le tecniche diagnostiche prenatali. Se sull’aborto l’educazione delle coscienze è assolutamente necessaria, va tenuto conto che sulla questione dell’embrione va messa in atto un’attenzione nuova e una difesa esplicita. Quanto all’eutanasia, il dibattito pubblico fa comprendere che anche su questo tema la Chiesa deve essere vigile per affermare che la vita è un dono di Dio e che va lasciata nelle sue mani.

La proposta

Proprio questo stato di cose sospinge il Papa a chiedere ai cristiani d’Europa di “servire il Vangelo della vita”. Più precisamente chiede “una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia a favore della vita. Tutti insieme dobbiamo costruire una cultura della vita” (n.96)

Non si tratta di una proposta di poco conto. Dovremmo chiederci attentamente che cosa significa “mobilitazione” delle coscienze e messa in atto di una grande “strategia”. Il primo aspetto ci dovrebbe persuadere a inoltrarci sul sentiero educativo, quello che riguarda appunto le coscienze. Chi non nota i fatti – soprattutto tra i giovani, ma anche tra gli adulti – l’annebbiamento della coscienza morale a proposito della vita umana può rendere inconsapevoli e interti, invece che disponibili e attivi.

Quanto al termine “strategia” è piuttosto da intendere come invito a stabilire, nel modo più ampio possibile, una rete che ci coinvolga tutti insieme responsabilmente in un progetto di amore per i più deboli e indifesi.

Sa bene, il Papa, che si tratta di “una grande sfida”. Perciò afferma che occorre affrontarla “con responsabilità, certi che il futuro della civiltà europea dipende in gran parte dalla decisa difesa dei valori della vita, nucleo del suo patrimonio culturale; si tratta infatti di restituire all’Europa la sua vera dignità, quella di essere un luogo dove ogni persona è affermata nella sua incomparabile dignità”. La pagina che sto commentando sta scritta nell’Es. Ap. “Ecclesia in Europa”. Di Europa si parla molto. Ai cristiani è chiesto di conoscere nel servizio alla vita un modo di amare l’Europa e il suo futuro.

A questo punto il Papa conclude chiamando in causa alcuni soggetti sui quali grava la responsabilità. Si riferisce anzitutto alle comunità cristiane. Esse devono “farsi evangelizzatrici della vita”. Mi chiedo se lo stanno già facendo oppure no. Mentre ringrazio tutti coloro che, in vario modo, sostengono esemplarmente la battaglia per la vita, invito le nostre Parrocchie, le Associazioni e i Gruppi a non mancare all’appuntamento. Si riferisce poi alle coppie e alle famiglie suggerendo che si sostengano a vicenda: tutti ne hanno grande bisogno. E infine, chiede agli Stati e all’Unione Europea di “porre in atto politiche lungimiranti, che promuovano le condizioni concrete di abitazioni, di lavoro e di servizi sociali, atte a favorire la costituzione della famiglia e la risposta alla vocazione della maternità e paternità” (n.96). Mi auguro che gli uomini politici cristiani ne tengano conto.