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Solenne Eucaristia
conclusiva
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Domenica 23 novembre 2003 ore 12 Omelia di S. Ecc. R.ma Mons. Dante Lafranconi
Celebriamo la festa di Cristo Re e la celebriamo in questo luogo che ci ricorda il mistero dellAnnunciazione, quindi dellIncarnazione. E credo proprio che questa coincidenza, non direi sovrapposizione, ma coincidenza, ci aiuta a comprendere meglio anche il senso della regalità di Gesù Cristo. Proprio il trovarci qui, in questo luogo. Perché? Perché certamente quando noi pensiamo a Cristo Re delluniverso, non possiamo evitare di fare riferimento al mistero dellIncarnazione. Non saremmo qui a celebrare il Signore Gesù, Re delluniverso, se Egli non fosse diventato uomo, se Egli non avesse sofferto, se Egli non fosse morto sulla croce, perché Gesù ci ha insegnato che la sua regalità, la sua signoria trova proprio lespressione più alta e più vera nella sua morte e nella sua Resurrezione. Fin dallantichità la fede ci ha portato a riconoscere che il Signore regna dalla croce e, del resto, anche le parole che abbiamo ascoltato nel Vangelo ci rimandano al momento della Passione del Signore Gesù; ci rimandano a questo processo infarcito di tante menzogne e di tante ipocrisie; ci rimandano al desiderio recondito, ma forse non del tutto autentico di Pilato di sapere cosè la verità; ci rimandano al momento in cui il Signore Gesù è processato e condannato a morte. Del resto Gesù ce laveva prefigurato: quante volte nella sua vita ci ha detto che colui che veramente vuol essere Signore è colui che serve e serve fino a dare la vita per gli altri. Ecco, è bello allora riconoscere attraverso la parola di Gesù, attraverso le letture bibliche, riconoscere che la tipologia della regalità di Gesù traspare dalla sua umanità. Proprio perché si è fatto uomo ha potuto mostrare la genuinità, la singolarità del suo essere Signore. E nota peculiare di questa regalità che si manifesta grazie alla sua umanità, è proprio quella di farsi servo per amore; per amore nei confronti del Padre, il cui disegno ha realizzato con obbedienza filiale fino alla morte. E farsi servo anche per amore degli uomini, perché ha voluto dimostrare in maniera non equivocabile fino a che punto egli si è messo dalla nostra parte per donarci la vita eterna. Ecco questo è il senso della celebrazione che onora la festa della regalità del Signore Gesù. E Maria? Maria che non possiamo dimenticare in questo Santuario, in questa basilica, che non possiamo dimenticare neanche al termine di questo convegno, che riconosce in Maria un riferimento per amare, per proteggere, per difendere, per salvare la vita. Maria? Come si inserisce in questa regalità? Intanto ricordiamo che, a Nazaret, Maria ha accolto linvito di Dio di farsi madre di Gesù rispondendo semplicemente con queste parole: Io sono la serva del Signore, si faccia di me secondo quello che tu hai detto. E mi sembra bello che dentro a queste parole che in Maria volevano dire: Io sono disposta ad aderire in tutto, liberamente, con pienezza di amore al disegno che tu mi mostri, in queste parole cè presente con chiarezza la sua disponibilità a servire la vita. Perché il suo sì ha voluto dire: Dio si fa uomo nel grembo della Vergine Maria. Il Figlio di Dio ha potuto iniziare una vita umana grazie alla disponibilità di Maria e quindi possiamo benissimo cogliere nel mistero dell Annunciazione, oltre che la sua premura cordiale per realizzare il disegno di Dio, anche la sua disponibilità piena a servire la vita, la vita umana, la vita del Cristo, la vita del Figlio di Dio che si è fatto uomo. Anche lei in un gesto di obbedienza, libera, pienamente libera, in una obbedienza fatta con amore. Mi piace quasi leggere nel contesto di questa disponibilità della Vergine Maria, quello che la sua coscienza di donna ha voluto esprimere, perché il suo sì al Signore è stato davvero una risposta di coscienza, cioè una risposta in cui ha intuito che lei, donna, era interpellata da Dio nella profondità dei suoi sentimenti, nella profondità dei suoi progetti, al punto tale da farle in qualche maniera cambiare il disegno che si era immaginato per il suo futuro. Ha dato una risposta secondo coscienza, perché si è messa di fronte a Dio. Ebbene, questa figura della regalità del Cristo, questa partecipazione di Maria alla regalità in un atteggiamento di risposta pienamente libera secondo la sua coscienza, mi richiama una pagina dellenciclica del Papa Evangelium vitae, n.° 96 (quello che si conclude con lesortazione ad introdurre una prolungata e grande preghiera per la vita), dove il Papa dice che: uno degli impegni più importanti per testimoniare il vangelo della vita è limpegno per promuovere nel mondo, nella coscienza degli uomini, una svolta culturale che comprenda e che favorisca il valore della vita. E dice ancora il Papa che questa svolta culturale non è possibile senza la formazione della coscienza, cioè senza che luomo si ponga onestamente davanti a Dio e si chieda qual è il modo più vero, più giusto, più autentico per rispondere al dono della vita che ha ricevuto da Dio. Allora, se permettete, mi rifaccio ad alcuni passaggi di questa enciclica, soprattutto per ricordare come nella formazione della coscienza, indispensabile per favorire una svolta culturale, entrino come importanti due rapporti: il rapporto fra vita e libertà, il rapporto fra libertà e verità. Il rapporto fra vita e libertà. La libertà è lespressione di colui che è vivo e così come una vita privata della libertà è una vita privata della sua espressione più degna, più alta, allo stesso modo una libertà non è in grado di manifestarsi se non dentro un soggetto che è vivo e che può disporre della sua vita. Ecco perché, ritornando al mistero della regalità di Gesù e tornando al mistero dellAnnunciazione, la libertà con cui Gesù ha donato la vita, la libertà con cui Maria ha aderito al piano di Dio, sono lespressione altissima della loro dignità di viventi. Ma oltre a questo rapporto tra libertà e vita, il Papa ci ricorda che per la formazione della nostra coscienza è necessario anche mantenere il nesso fra libertà e verità. Gesù, abbiamo sentito nel Vangelo letto pocanzi, è venuto per rendere testimonianza alla verità e proprio perché ha reso testimonianza alla verità, ha giocato la sua libera scelta in una piena e perfetta adesione alla volontà del Padre, anche se aderire a questa volontà suscitava in lui una ripugnanza. Pensiamo al Getsemani: se è possibile passi da me questo calice, però quello che vuoi tu, non quello che voglio io. Gesù ci si pone davanti come esempio che vive la sua libertà nella verità ed esprime la pienezza della verità in unadesione libera al disegno che il Padre gli ha affidato da realizzare. Ecco, noi vorremmo che il nostro impegno per la vita, che nasce dalla consapevolezza del valore della vita e della libertà, che nasce dal tenere unite la libertà e la verità, noi vorremmo che il nostro impegno per la vita, suscitato dentro la nostra coscienza, diventasse una testimonianza alla verità della vita e diventasse per ciò stesso anche un segno che favorisce il formarsi di una cultura favorevole alla vita, perché provoca la coscienza dei nostri familiari, dei nostri amici, dei nostri colleghi di lavoro, dei nostri concittadini, dei nostri con-parrocchiani, a rispettare, secondo la pienezza della verità, il dono della vita. E rispettare il dono della vita significa innanzitutto riconoscere che è un dono che è dato da Dio. Non sei tu a procurartela la vita; tu te la trovi. E proprio per questa ragione, la vita che tu ti trovi a gestire è una vita che non può esplicarsi se non nella stessa dinamica del dono, in continuità con la logica iniziale: una vita ricevuta in dono non può che esprimersi come dono. Allora mi piace concludere questo momento affidando a Maria noi stessi, perché sappiamo sempre riconoscere ed apprezzare il valore della vita; affidando a Maria tutti coloro che sono alla ricerca della verità; affidando a Maria tutte le madri che portano in sé il germoglio della vita; affidando a Maria tutti coloro che forse non hanno ancora colto il significato vero della vita, che è dono, e la sciupano, a volte anche irragionevolmente; perché nasca un movimento di coscienza grande e popolare a testimonianza del valore della vita e a difesa della vita; per noi e per tutti quelli che dal Signore sono chiamati a godere, già fin da questa vita terrena, il germe della vita eterna che Egli ci ha dato con la Sua morte e la Sua Resurrezione.
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