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L'Embrione è Vita


L’embrione è vita. Lo sancisce il Comune di Busto Arsizio
Se ne prende atto nel nuovo statuto. Un principio che passa fra dissensi e polemiche
La Prealpina Giovedì 23 Gennaio 2003-01-28

Il rispetto della dignità della persona, declinato fino al diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, è ora uno dei principi fondanti dello statuto comunale di Busto Arsizio (Varese). Un tema spinoso, sul quale il consigliere di Forza Italia Paolo Genoni, nell’ultimo consiglio municipale ha chiesto di esprimersi. Sua, infatti, la proposta di modifica dell articolo 1 dell statuto comunale che ha raccolto non solo il voto favorevole del centrodestra, ma anche quello dei tre consiglieri dell Margherita. I centristi dell’Ulivo, anzi, hanno contribuito alla stesura definitiva dell’articolo con un emendamento. E così, ora, al primo articolo dello statuto non solo si dichiara che il Comuner concorre a garantire il rispetto della dignità di ogni persona, ma anche “i servizi fondamentali per la persona e per la famiglia, come sancito dalla Costituzione”, testo quest’ultimo nato dall’emendamento della Margherita. Da parte sua, il consigliere forzista Paolo Genoni ha rifiutato il ruolo di paladino, sostenendo che scrivere che la città vuole riconoscere la persona come centrodel proprio interesse, tutelandola globalmente non è “fare affermazioni farneticanti, come dichiarato qualche mese fa sulla stampa e nemmeno lanciare messaggi criptici o tentativi di scardinare leggi dello Stato come la 194 o mettere le mani avanti su argomenti delicati come l’eutanasia”. Per Genoni, al centro della sua proposta c’è semplicemente la persona a 360 gradi. E l’opposizione? Ha tentato di rinviare la modifica all’ufficio politico che si era impegnato ad affrontare i cambiamenti alla statuto comunale, sapendo bene che su argomenti di questo tipo ben difficilemnte avrebbe potuto presentarsi unita. E infatti, se Alessandro Berteotti della Margherita ha dichiarato di condividere sostanzialmente quanto affermato da Genoni, Antonio Corrado di Rifondazione ha espresso tutta la sua contrarietà con la presentazione di un articolo 1 altrenativo. Alberto Grandi capogruppo dei Progressisti per Busto ha chiesto il ritiro della proposta in quanto “si entra su un piano personale, qui subentra la coscienza di ciascuno”.

“Porre in uno statuto una dicitura come questa – ha commentato la consigliera dei progressisti Mariella Pecchini – è una forzatura che apre a un lavoro che l’amministrazione deve fare per garantire quanto scritto ed è un’azione che già fa il Movimento per la vita. Oltretutto implica delle spese che il Comune di Busto oggi non fa”. Ma anche la filosofia alla base del documento di Genoni non ha convinto la consigliera Pecchini, anche perché ha sottolineato come esitstano diversi studi e teorie sul principio della vita. Di questa modifica alla statuto comunale si è detto orgoglioso il sindaco Luigi Rosa che ha annunciato l’impegno dell’amministrazione comunale “per quanto di sua competenza”.

Commenti positivi sono arrivati sia dal presidente della locale sede del Cav, Antonio Pellegatta, sia dal prevosto monsignor Claudio Livetti. “E’ un riconoscimento che si dà alla vita, è un altro segno – ha aggiunto monsignore – dopo il seppelimento dei non nati. E a chi mi ha detto: “cosa c’entra il Comune?” ho risposto che anche la vita è laica, non è di nessuna religione: è un valore umano e su questo non c’è obiezione che tiene”.

Il prevosto pone pure l’accento sulle conseguenze di questo riconoscimento: “Vorrà dire che si farà più attenzione alle donne incinte, a quelle che hanno bambini e che hanno problemi” Soddisfazione anche al Cav: ”Ci sembrava importante questo riconoscimento anche da un punto di vista laico e noi siamo un movimento laico. Riconoscere la dignità della vita – sostiene Antonio Pellegatta – è un messaggio culturale e di civiltà. Si potrebbe pensare ad un aiuto alle maternità difficili sul tipo di quanto era stato introdotto dal Comune di Milano”

Antonietta Nembri