coinvolgimento delle claustrali nella pastorale per
la vita
In
questi giorni ho ricevuto in dono, per la biblioteca del monastero,
un bellissimo libro che non ho subito riposto negli scaffali, poiché
ritengo che debba essere tenuto alla mano e costituire in certo modo
un testo fondamentale di formazione permanente anche nelle comunitá
delle claustrali.
II libro Gesti
e parole del popolo della vita (Ed. Cantagalli, Siena 2002,
p. 302) presenta spunti (e piú che spunti!) di riflessione per
un progetto pastorale ed é nato - come afferma il vescovo Mons.
Dante Lanfranconi nella parte introduttiva - «dal contributo di
diversi operatori nell'ámbito pastorale a favore della vita».
Ha precisamente «lo scopo di richiamare le coscienze al valore
della vita umana cosl trascurato e contestato in questi anni...».
Presentata con oggettivo realismo la situazione intemazionale al riguardo
(ne é indizio la cronaca sempre piú raccapricciante offerta
dai giomali e dagli altri mezzi di informazione), i vari autori esaminano,
ciascuno secondo la propria competenza, l'assillante e affascinante
argomento.
La vita umana é considerata - e diremmo persino contemplata!
- sotto tutti gli aspetti: biblico, teologico, filosofico, antropologico,
medico-scientifico, giuridico... Tutto questo - con ampio riferimento
al magistero della Chiesa che in questi ultimi decenni si é chiaramente
e coraggiosamente espresso - nell'intento di promuovere un'azione pastorale
adeguata, sia per estensione che per intensitá, a difesa e sostegno
della famiglia. É infatti in seno a questa, dal Santo Padre definita
"santuario della vita", che ogni umana creatura dovrebbe poter
trovare l'ambiente favorevole dal suo sbocciare, al suo sviluppo fino
al declino.
Se l'urgenza dell'attuazione di questa pastorale chiama all'appello
tutti i cristiani, in modo particolare quelli che nella Chiesa hanno
un ruolo di responsabilitá per la guida, l'insegnamento e la
formazione delle coscienze, come potremmo non sentirci coinvolte noi
donne consacrate? Essendo per vocazione rese partecipi del mistero della
verginitá feconda della Chiesa - di cui Maria é giá
la piena realizzazione - ci troviamo poste alle sorgenti del mistero
della vita quali custodi e annunziatrici di quel "dono" inesauribile
che il Cristo ha portato per tutti. Molte sono le religiose in diversi
modi impegnate direttamente sul fronte della tutela della vita, ma anche
le contemplative claustrali, pur rimanendo nell'ombra e nel silenzio
dei loro chiostri, si rendono presenti allo strenuo combattimento assumendo
le armi invincibili della preghiera e del sacrificio. Esse non hanno
bisogno di sentire o vedere lo scempio della vita che si fa ad ogni
istante in tutto il mondo. Lo Spirito le sospinge sulle frontiere della
morte giomo e notte, per respingere il nemico e difendere il popolo
di Dio, come giá fecero le inermi ma fortissime madri di Israele.
Ad esse é pure richiesto di assumere la responsabilitá
delle sconfitte, il peso delle colpe commesse contro la vita, di dare
voce ai milioni di vittime innocenti stando al cospetto di Dio per implorare
misericordia.
Inoltre ad esse, in modo speciale, é affidato il compito di tenere
viva la speranza annunziando, con la loro stessa scelta vocazionale
che le rende segno e profezia del regno futuro, che Cristo ha giá
riportato definitiva vittoria sulla morte e che, al di lá delle
apparenze, la moltitudine degli innocenti sottratti alla luce di questo
mondo vive nello splendore del Regno etemo, lá dove tutto il
sangue é lavato, tutte le lacrime asciugate, tutti i gemiti tramutati
in canti di gioia.
Non ha forse detto il Santo Padre nell'Enciclica Evangelium Vitae che
«é urgente una grande preghiera per la vita, che attraversi
il mondo intero»?
Accanto ai vari movimenti ecclesiali e alle molte associazioni, anche
laicali, che si ispirano ai valori evangelici in favore della vita,
c'é dunque anche l'umile, silenzioso servizio delle oranti. Con
Maria rese madri nell'ordine della grazia, esse raggiungono tutti e
li accolgono nel loro cuore per immergerli nel Cuore di Colui che dá
la vita in abbondanza.
Per questo i monasteri stanno diventando sempre di piú "porto
di sbarco" per una moltitudine di persone sofferenti, "povere
di vita"; e tra queste sono frequenti proprio quelle donne che
hanno dolorosamente sperimentato il trauma dell'aborto. Esse percepiscono,
sia pure ancora confusamente, che per guarire devono risalire alla pura
Sorgente della vita, ricuperare attraverso il battesimo delle lacrime
la verginitá del cuore, per divenire capaci di amore veramente
oblativo, capaci di vera matemitá. Ne ho conosciute tante...
e di alcune potrei testimoniare che nel dolore del pentimento il loro
cuore si é talmente dilatato da accogliere - al posto del figlio
rifiutato - un numero incalcolabile di figli per i quali si prodigano
con tutte le loro forze e ai quali donano la loro materna tenerezza.
II bel volume Gesti
e parole del popolo della vita potrebbe narrare anche queste
meraviglie e avrebbe allora un numero di pagine infinito. Tutto, dunque,
fa sperare che davvero alla fine si eleverá possente, trionfale
al di sopra di tutte le altre voci, 1 'inno alla Vita. Lo canteranno
i piccoli e i grandi, in tutte le lingue, ma come ad una sola voce...
E il cuore di Dio, Padre della vita, sará consolato.

Nella memoria liturgica dei santi Gioacchino e Anna
26 luglio 2002